Si è chiuso a Chengdu il Winecon Fine Wine Exhibition, uno degli appuntamenti più rilevanti per il settore vitivinicolo in Cina. Un evento che, anche in questa edizione, ha confermato il proprio ruolo di piattaforma strategica per il dialogo tra produttori internazionali e operatori del mercato asiatico.
Wine Channel ha partecipato con una collettiva di 27 cantine italiane, insieme al Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, portando in scena un racconto articolato dell’eccellenza enologica italiana: territori, identità produttive e, soprattutto, persone.
Perché è proprio la presenza diretta dei produttori a fare la differenza. In un mercato come quello cinese, l’incontro allo stand non è solo degustazione, ma costruzione di fiducia, scambio culturale e racconto autentico del vino.
Un mercato in evoluzione: meno volumi, più cultura

“Il legame tra Italia e Cina continua a rafforzarsi, ma è indubbio che ci troviamo in una fase di cambiamento – dice la CEO di Winechannel, Valentina Tenaglia, da otto anni operativa nel Paese asiatico. Il mercato si sta progressivamente spostando da logiche di volume a una maggiore attenzione alla qualità, da buyer generalisti (quelli da lavatrici e vini non si vedono quasi più) a operatori sempre più competenti; da acquisti “random” a relazioni di lungo periodo. Il periodo di chiusura, unito alla debacle australiana e ai magazzini saturi di vino invenduto, ha reso gli operatori più prudenti e selettivi. Ma è stato anche un passaggio fondamentale per la crescita della cultura del vino. E quando cresce la conoscenza, cambia inevitabilmente anche la domanda. Emergono così nuovi trend: vini bianchi e bollicine, etichette di nicchia, fascia media. Oggi più che mai – aggiunge – la Cina richiede presenza costante, continuità e capacità di costruire relazioni solide. Non è un mercato immediato, ma un ecosistema complesso che premia chi investe nel tempo”.
Masterclass e formazione: il valore della divulgazione



La Cina oggi conta il più alto numero al mondo di studenti di vino. La sete di conoscenza si percepisce nella sale piene, nelle domande tecniche, nelle mani che si alzano quando viene chiesto se qualcuno abbia già assaggiato un vitigno meno noto. Per questo le attività formative hanno rappresentato anche stavolta un elemento chiave.
La prima masterclass, guidata da Wine Channel e intitolata “From land to glass: discovering the charm of Italian Wines”, ha proposto una selezione di etichette rappresentative di diverse regioni, mettendo in luce la ricchezza ampelografica italiana, l’equilibrio tra vitigni autoctoni e internazionali, e la diversità degli stili produttivi.
A seguire, la masterclass del Consorzio, guidata dalla wine expert Sabina Yang, ha approfondito il Montepulciano d’Abruzzo, offrendo una lettura completa della denominazione attraverso diverse interpretazioni territoriali.
Un momento che ha rafforzato il posizionamento del vino simbolo della regione, mettendone in luce la versatilità, la capacità di invecchiamento e la coerenza stilistica.

Consorzio di tutela vini d’Abruzzo: strategia e presidio
All’interno dello Shangri-La Hotel Chengdu, il Consorzio ha coordinato una collettiva di dieci aziende, consolidando la presenza abruzzese all’evento.
Come sottolineato dal responsabile della comunicazione Davide Acerra, la partecipazione è stata riconfermata con un approccio ancora più strutturato. La collettiva ha rappresentato un presidio compatto e coerente, rafforzando la visibilità della regione in un contesto altamente competitivo.
“La fiera – spiega Acerra – si conferma un punto di riferimento per il mercato cinese: operatori, distributori e importatori provenienti da tutto il Paese partecipano per incontrare direttamente i produttori italiani. Anche se il bilancio complessivo richiede una lettura di medio periodo, già nei primi giorni emerge con chiarezza il valore strategico dell’appuntamento per lo sviluppo dell’export”.
Il ruolo del Consorzio si distingue in particolare per l’attività di formazione e divulgazione. Un percorso costruito negli anni anche insieme a Winechannel e mai interrotto, nemmeno durante la pandemia, e che continua a coinvolgere operatori, sommelier, media e consumatori finali.











Le voci delle aziende: tra opportunità e consapevolezza
Dalle testimonianze delle cantine emerge un quadro chiaro: entusiasmo, ma anche piena consapevolezza delle sfide.
Per Campo alla Sughera, alla seconda esperienza in Cina, l’obiettivo è portare il terroir di Bolgheri in un mercato ancora fortemente orientato al prezzo. Una sfida complessa per realtà con produzione limitata e posizionamento medio-alto, fafrontata però con determinazione.
Cantine Mucci sottolinea il valore della continuità: una singola partecipazione non è sufficiente. Il mercato richiede presenza costante e investimenti nel tempo.
Perlino, evidenzia invece il potenziale anche per categorie come Vermouth e Prosecco, sostenute da una crescente apertura verso nuovi stili di consumo.
Casa Paladin mette in luce l’importanza del contatto diretto: comprendere gusti, cultura e differenze territoriali è fondamentale in un mercato frammentato come quello cinese.
Per Sasso di Sole e per Barone Pizzini e Lodali, alla prima esperienza a Chengdu, il bilancio è positivo: contatti interessanti, organizzazione efficace e la consapevolezza che i risultati si costruiscono nel medio-lungo periodo.













Oltre la fiera: costruire ponti
Il Winecon Fine Wine Exhibition si conferma non solo come evento espositivo, ma come piattaforma di relazione e posizionamento strategico.
Wine Channel continuerà a lavorare in questa direzione: creare connessioni, facilitare il dialogo tra Italia e Cina e accompagnare le aziende in un percorso di crescita sostenibile.
Grazie a tutti coloro che hanno visitato lo stand, incontrato i produttori e scoperto i loro vini. E grazie alle aziende che hanno scelto di condividere con noi questo viaggio complesso e affascinante tra Italia e Cina.

